05 avr 2006

La lection de Bayrou, romantique du proportionelle

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Merita certamente attenzione la scelta dellUDF – il partito francese co-fondatore, insieme alla Margherita, del Partito Democratico Europeo – di tenere alla fine di gennaio a Lione un Congresso straordinario, a solo un anno di distanza dal precedente (cui avevano partecipato anche Francesco Rutelli e Romano Prodi).
Le motivazioni che hanno determinato la convocazione anticipata e straordinaria riguardano la necessità di sancire definitivamente una linea politica di completa separazione dallalleanza con lUmp (il partito di centro-destra al potere) per un riposizionamento dellUdf al ‘centro.
Scelta che il partito del carismatico François Bayrou aveva già da tempo avviato nei fatti, con la presentazione di liste autonome già nelle presidenziali del 2002 (dove Bayrou era risultato il quarto candidato pi๠votato, dopo Chirac, Le Pen e Jospin), nelle regionali 2004 (dove lalleanza con lUmp si era materializzata al primo turno solo in un paio di regioni) e nelle successive europee 2004 (dove un brillante 11 % garantଠlelezione di undici parlamentari europei).
Scelta che, perà², era (ed è) osteggiata da una (esigua) minoranza dissenziente, capitanata un tempo da Alain Lamassoure (eurodeputato, poi passato allUmp) e oggi da Gilles de Robien (già ministro dei trasporti nel governo Raffarin e attuale ministro delleducazione nel governo de Villepin).
LUdf contesta la scelta di Gilles de Robien di permanere al governo, pur avendo il gruppo parlamentare negato la fiducia al governo de Villepin, prima, e bocciato la legge finanziaria 2006, poi.
Ma la scelta di un congresso anticipato e straordinario ha un valore di prospettiva pi๠alta che quella di un mero regolamento di conti tra le diverse anime del partito (che – si badi – nacque come una federazione di movimenti politici e solo nel 1999 si unificಠin un unico soggetto).
In vista delle elezioni presidenziali del 2007, lUdf sta infatti lanciando una campagna per la VI repubblica e, dunque, per il superamento dellattuale assetto politico-istituzionale.
E infatti innegabile constatare il perverso connubio tra la legge elettorale maggioritaria a doppio turno e la forma di governo semipresidenziale, che ha prodotto la coabitazione (ossia la de-responsabilizzazione dellazione politica), un ‘flipper trentennale tra gauche socialista e droite post-gollista (che alcuni chiamerebbero pomposamente ‘democrazia dellalternanza, ma che Bayrou in maniera molto decisa definisce come la migliore dimostrazione dellincapacità politica dei due partiti principali), una sovra-rappresentazione del partito vincitore (lUmp, ad esempio, non supera il 20 % dei suffragi ma ricopre pi๠del 60 % dei seggi allAssemblea Nazionale), lontana da ogni logica di equa proporzione.
Quando dunque anche allinterno del nostro Partito – la Margherita – prefiguriamo – senza unadeguata riflessione (che invece auspicherei diffusa ad ogni livello e non scontata nellesito) – la prospettiva del partito unico coi diessini, dellintangibilità del sistema maggioritario, dellesaltazione dei poteri del premier nei confronti del parlamento e, in generale, dei poteri degli esecutivi nei confronti delle assemblee elettive, non possiamo dimenticare lo sforzo che i nostri ‘cugini francesi dellUdf stanno compiendo per dare dignità a un Parlamento reso impotente, per dare pluralismo a un sistema politico reso asfittico dallalternanza minoritaria di Ps e Ump, per ridare centralità allobiettivo europeo in una nazione in cui laffluenza al voto al referendum sulla costituzione europea è stata di molto superiore a quella per le elezioni del Parlamento europeo.
Pertanto, gli interrogativi che lUdf ci pone non possono essere sottaciuti con la motivazione che si tratti di problematiche politiche specificamente francesi.
Quando Bayrou propone un mix elettorale di maggioritario e proporzionale (sulla falsariga del modello tedesco), non possiamo dimenticare che a una riforma elettorale forzata e contestabile da parte del centro-destra italiano ha fatto seguito una campagna di demonizzazione del sistema proporzionale (cosଠconfondendo quella che rimane una, per tanti versi, brutta riforma con un sistema equo e garante della necessaria rappresentatività di cui le assemblee elettive dovrebbero essere espressione).
Questo per dire che il Partito Democratico Europeo, attualmente allo stato aristotelico di potenza pi๠che di atto, se davvero vuole diventare un vero partito europeo (e non una mera sommatoria di partiti nazionali) dovrà confrontarsi al proprio interno sulle problematiche relative al sistema politico-istituzionale: perché non si denigri a Roma, ciಠche si propone a Parigi e viceversa.
FEDERICO MANZONI[*]


[*] Lautore è Consigliere comunale per la Margherita a Brescia, membro dellAssemblea Federale dei Giovani della Margherita ed è stato delegato al Congresso costitutivo del Partito Democratico Europeo.

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